Personaggi illustri

La Valle d’Aosta ha costituito per secoli uno dei pochi passaggi attraverso le Alpi che conducesse nel cuore dell’Europa continentale; è quindi verosimile che celebri personaggi storici – esploratori, condottieri, santi, generali e politici – siano transitati attraverso il suo corridoio e, di conseguenza, anche attraverso il territorio di Donnas.

 

Le fonderie di Donnas

A quanto scrivono Plinio e Cornelio Nepote, Ercole stesso, diretto alle Esperidi, valicò la catena alpina e affidò la valle al mitico Cordelo, capo dei Salassi e fondatore, secondo un’antica leggenda, di Aosta.

In era cristiana, transitarono Pilato, san Pietro, Martino a cui è legata la leggenda del ponte di Pont-Saint-Martin (Comune al confine di Donnas), Teodulo.

Nel 990 d.C. si ha testimonianza del primo passaggio sulla via Francigena, che ricalca il tracciato della strada romana delle Gallie, da parte dell’Arcivescovo di Canterbury Sigerico.

Ma, fra i tanti, che in tutte le epoche hanno calpestato il suolo e posato il loro sguardo sui pendi scoscesi di Donnas meritano particolare attenzione le figure di:

  • Annibale
  • Napoleone
  • Cavour

 

  • Annibale

 

La Porta di Annibale

Lo storico latino Tito Livio nella sua opera più famosa, Ab Urbe condita (XXI, 37), descrive il passaggio in Valle di Annibale, diretto a Roma per combattere la seconda guerra punica. Al celebre condottiero cartaginese egli fa risalire il taglio della roccia a Donnas con la tecnica dell‘aceto: “ardentia saxa infuso aceto putrefaciunt”. Il brano, su cui ci si basa per dimostrare il transito del condottiero, negato da alcuni storici moderni, è ripreso dallo studioso valdostano Jean Baptiste De Tillier (1678-1744) nella sua opera in cui descrive la tecnica “sino a quel momento sconosciuta e in seguito mai più usata“ per tagliare la roccia. Il duro granito fu scalfito da infuocati tronchi resinosi, accatastati sulla roccia, sui quali era stata versata una grande quantità di aceto prima che si spegnessero le fiamme. Indubbiamente fu necessario un fiume di aceto per tagliare 250 metri di roccia! Le condizioni climatiche e la presenza degli elefanti rendono inoltre ancora più inverosimile la testimonianza. Certo è che nella seconda metà del XVII secolo, un anonimo, parlando dalla strada romana conclude: “[…] hodie in ipsamet rupe inspicitur haec inscriptio: TRANSITUS ANNIBALIS”, ma già al tempo del de Tillier della presunta iscrizione «le ingiurie del tempo consentivano soltanto di distinguere alcuni frammenti di lettere». L’ipotesi era stata negata dal Theatrum Sabaudiae (1682) per i presunti caratteri gotici della lapide. Ancora nell’Ottocento alcune stampe definiscono l’arco romano, che scavalca la carreggiata a Donnas, “Porte d’Annibal”.

Lo stesso Napoleone diretto a Marengo affermava di aver percorso il cammino del condottiero cartaginese e la ricerca del passaggio di Annibale guidò numerose escursioni alpine del primo Ottocento. William Brockedon, attraversati ventotto colli alpini, individuò nel Piccolo San Bernardo il valico utilizzato dai Poeni. Il cromlech, ubicato in tale passo, è definito Cerchio di Annibale e, secondo la tradizione valdostana, dal Vaudan al citato de Tillier, il generale cartaginese vi tenne consiglio, prima di giungere in Italia; il condottiero, dopo aver spronato i soldati con l’orazione fedelmente riportata da J.-C. Mochet, valicò le Alpi in soli quindici giorni, e nulla poté arrestarlo, neppure la perdita di un occhio, dovuta al violento riverbero delle nevi.

 

  • Napoleone

 

L’armata francese ad Albard nel 1800

La campagna d’Italia che, nel maggio 1800, portò nella nostra penisola l’esercito di Napoleone fu subito rallentata dalla barriera delle Alpi. Le truppe del condottiero superarono con fatica, trascinando dietro a sé rifornimenti e cannoni, il colle del Gran San Bernardo, passaggio che è stato ritratto in numerose stampe. Dopo aver proseguito celermente ed attraversato tutta la Valle d’Aosta, un ultimo ostacolo si inframezzava fra l’esercito e la pianura padana: la fortezza di Bard. I quarantamila uomini dovettero aggirare l’ostacolo passando, attraverso Machaby, da Albard, per scendere a Donnas tra il 24 e il 27 maggio. I soldati si accamparono nella frazione Lilla. Da qui, in una delle loro scorribande, essi si spinsero sino a Torgnon dove saccheggiarono la cantina di un certo Allasina versando il contenuto delle botti a terra. L’indomani, Allasina, sdegnato ma non intimorito, decise di aspettare il passaggio del Primo Console per chiedere il risarcimento per il danno subito.

Allasina, individuato Napoleone, lo invitò a scendere da cavallo e a seguirlo in cantina dove gli mostrò il risultato dell’incursione dei suoi uomini. Per convincere il Primo console dell’entità del danno, lo invitò ad assaggiare l’eccellente vino che era andato perduto. Napoleone diede ragione all’Allasina e ordinò che venisse adeguatamente risarcito, dopodiché, rimontando a cavallo, si rimise alla testa della colonna in marcia.

 

  • Cavour

 

La targa dedicata a Cavour

Nel 1831, il giovane Camillo Benso, conte di Cavour, nobile ufficiale dell’esercito regio, era guardato con sospetto per la sua simpatia nei confronti degli ideali di libertà e di rinnovamento sociale che dalla Francia rivoluzionaria si erano diffusi nel resto d’Europa. Il trasferimento in un luogo lontano dalle influenze negative della città di Torino era ciò che auspicavano i suoi superiori e suo padre. Con la scusa di un incarico ufficiale, il giovane fu allora inviato a Bard dove avrebbe potuto seguire, simbolo del rinnovato potere sabaudo, la ricostruzione del forte, raso al suolo trent’anni prima da Napoleone.

Cavour, giunto nel piccolo borgo dimenticato, visse quell’esperienza come un vero e proprio esilio. Unico conforto ai rovelli che lo tormentavano ed alla frustazione di sentirsi tagliato fuori dai mutamenti in atto e impossibilitato ad agire, era la lettura delle opere di Byron, Chateaubriand, Guizot, Hume, Lamartine e Smith, in un luogo da lui scoperto a breve distanza da Bard, nella quiete di Donnas. A Cignas, nella pace di un bosco di castagni, con la compagnia discreta del sussurro delle acque del Fer, egli amava passeggiare o sedersi ad un piccolo tavolo di pietra. A ricordo del breve soggiorno dell’illustre ospite, Donnas ha posto la seguente iscrizione: Italiano sosta! / CAMILLO BENSO DI CAVOUR / MDCXXXI – XXXII / Tenente del Genio / QUI / Sognando la Patria una e libera / Trascorse ore calme e soavi. / A culto del Grande. / Donnas MDCCCXXXIII.

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