Leggende

Origine di Pramotton


Un tempo la piana di Donnas era invasa dalle acque della Dora Baltea, solo un piccolo prato emergeva ai piedi delle pareti scoscese dell’envers. Un giorno un agnello (mouton in patois) venne a brucare l’erba tenera e verde del prato e gli piacque così tanto che non se ne andò più via. Per questo il luogo è ancora oggi chiamato Pramotton (pra dou mouton, ossia prato dell’agnello).

 

La chiesa di Vert


La chiesa di Vert, un tempo, si trovava nella piana, ma una furiosa inondazione la spazzò via obbligando i fedeli a recarsi a messa a Donnas, al di là della Dora. Una sera, sul promontorio di Montey, essi videro brillare una luce che scoprirono provenire da una statua della Madonna. Decisero allora di portarla in processione alla chiesa del borgo, ma, quando fecero per partire, la statua era diventata pesantissima. Si accorsero però che, voltandosi dal lato di Vert, la Madonnina tornava ad essere leggera, così capirono di dover costruire una nuova chiesa sullo sperone di Montey dove nessuna inondazione l’avrebbe più portata via.

 

Lo starnuto

In una vuota casera di Vert, un ragazzo, stanco, si era messo a dormire, sprofondato nel fieno. Giunsero delle streghe che, credendo la casa abbandonata, l’avevano scelta come sede per il banchetto durante il quale volevano mangiarsi un neonato che avevano potuto rapire in una casa di Donnas perché la madre, mettendolo a dormire nella culla, si era scordata di fargli il segno della croce. Le streghe sollevarono il corpicino e, ancora addormentato, lo posarono sul tavolo freddo. Il piccolo, colto dai brividi, starnutì. «Dio ti salvi!», gli augurò istintivamente il ragazzo che era disteso nel fieno. Per quella frase, il sabba delle streghe si sciolse d’incanto e il giovane si trovò da solo nella casa con il bambino che, senza rendersene conto, aveva salvato e che scoprì essere suo cugino.

 

L’Artada

Sopra Rovarey c’è un villaggio. Durante una delle sue inondazioni, il torrente La Ruine portò via tutte le case salvo quelle poche costruite su un piccolo dosso. Da allora il luogo si chiamo la Ritada (oggi Artada) ossia l’arresto o ciò che è rimasto.

 

Le streghe di Bouhoù


Il calar del sole sorprese un uomo che tagliava legna sulle alture di Donnas. Sebbene si dicesse che a quell’ora uscissero le streghe, voleva finire il suo lavoro. Ad un certo punto apparve una donna che pretendeva di insegnargli a tagliare la legna così lui le disse di tenere il ceppo. Con un colpo netto le tagliò la mano. La donna, che in realtà era una strega, si mise ad urlare e scomparve tra le fiamme. L’uomo, spaventato a morte, si nascose sotto il fieno in una casa di Bouhoù. Tornarono le streghe che iniziarono a spostare, un solo stelo alla volta, il fieno che lo ricopriva. Quando avevano ormai quasi scoperto l’uomo, si udirono i rintocchi del campanile della chiesa di Donnas; a quel suono le streghe scomparvero e l’uomo fu salvo.

 

Pedeles

Un giovane di Albard, verso sera, voleva scendere al borgo. Gli abitanti della frazione lo avvisarono che a quell’ora avrebbe potuto incontrare le streghe, ma il giovane coraggioso non si fece intimorire e partì. A metà strada sentì dei rumori alle sue spalle, si voltò e vide un pagliericcio che lo seguiva. Si mise a correre, ma il pagliericcio, mosso da una strega, guadagnava terreno. Il giovane, terrorizzato, inciampò e cadde in ginocchio su un grande roccione levigato. Fece il segno della croce e si raccomandò alla Madonna promettendo di costruire un oratorio se fosse scampato. D’improvviso il pagliericcio scomparve e il giovane fu salvo. Fedele alla promessa, fece edificare l’oratorio sul roccione di Pedeles dove si possono ancora scorgere le impronte delle sue ginocchia impresse nella pietra.

 

Il fabbro di Donnas

Al tempo dei Romani, a Donnas aveva la sua forgia un fabbro molto abile, ma dedito all’alcool. Ridottosi ormai in miseria a causa del suo vizio, un giorno ebbe la visita di uno sconosciuto che gli offrì di prestargli del denaro; il prestito avrebbe avuto la durata di cinque anni, ma, da contratto, se alla scadenza non avesse restituito i soldi, avrebbe dovuto cedere al creditore anima e corpo.

Il fabbro accettò e solo quando lo sconosciuto si voltò per andarsene, si accorse che, da sotto il pastrano, spuntava una lunga coda da diavolo.

Il fabbro non voleva finire all’inferno, per cui si impose di lavorare sodo per ripagare il debito. In un primo tempo, riuscì a far fede alla sua promessa, ma presto ricadde nel suo vizio e spese tutto nel bere.

Alla scadenza del prestito, si accorse di non aver neppure un soldo così si rivolse ad una strega, per la quale aveva eseguito un lavoro, e le chiese aiuto; questa, che si era trovata bene col bravo artigiano, gli concesse di esprimere tre desideri; egli chiese: che il suo creditore, se avesse preso in mano il maglio, non lo potesse più posare, che se si fosse seduto sul divano vi rimanesse attaccato e che se avesse infilato una mano nelle sue tasche non avesse più potuto ritirarla.

Il giorno della riscossione, il fabbro riuscì a far restare attaccato al maglio il creditore che, per essere liberato, gli concesse cinque anni di proroga. La volta successiva lo fece rimanere attaccato al divano, ottenendo una nuova dilazione.

Quando il creditore tornò la terza volta, trovò il fabbro che dormiva, con un borsellino colmo di monete che gli spuntava da una tasca della giacca; cercò di afferrare i soldi, ma la mano gli rimase nella tasca; il fabbro si sfilò la giacca, la gettò sull’incudine e cominciò a sferrare martellate. Il diavolo, per salvarsi la mano, condonò del tutto il debito e, tornato all’inferno, raccomandò ai suoi demoni di non fare entrare per nessun motivo il fabbro perché non voleva ritrovarselo fra i piedi.

Il fabbro, dal canto suo, smise di bere e si dedicò con passione al suo lavoro. Divenne così abile e conosciuto che i Romani lo incaricarono di tagliare con il ferro la pietra per aprire quel tratto della strada delle Gallie che si può ancora oggi ammirare a Donnas.

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