Castagna

In montagna, da sempre, la castagna è stata fonte di sostentamento. Le famiglie le raccoglievano per nutrirsene utilizzandola in svariati modi, ma veniva usata anche come merce da vendere ai mercati. La si chiamava il “pane dei poveri” e come il pane veniva curata. Basta fare una passeggiata nei boschi di Donnas, per riconoscere i castagni che venivano curati e innestati con altre varietà che ne miglioravano sapore e quantità. Sul loro tronco portano i segni di queste operazioni, a differenza delle piante più giovani che hanno una crescita più lineare. Solo su questo territorio si contavano diverse qualità di castagna, ognuna con le sue peculiarità: bounènte, dounahtse, dzénotte, grignole, groussére, marounne, morette, ourtènse, piaquine, pioumbése, réchane, servadze, verdése, yeuya, youére. Un grande impegno si è profuso per ridare dignità a questo frutto. Grazie a piani di intervento fondiario, si è intervenuti sulla potatura e sulla valorizzazione. Anche da un punto di vista culturale è importante far conoscere il mondo che gravitava intorno alle castagne e, ad Albard di Bard, in una vecchia grehe (piccolo fabbricato rurale utilizzato per l’essicazione delle castagne), è stato allestito un ecomuseo che, grazie a pannelli esplicativi ed oggetti esposti, descrive le varie fasi di lavorazione della castagna, frutto che è alla base a numerosi piatti tradizionali, primo fra tutti la minestra. Proprio su questo argomento e sul lavoro dei castagnari, la Biblioteca comprensoriale di Donnas, dedita alla ricerca storica, ha redatto il 4° bollettino intitolandolo La civilisation du châtaignier.

 
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